Kit Whitfield - In Great Waters
Quando ripensiamo a un romanzo di genere, che si tratti di fantasy o fantascienza, le prime cose che ci tornano in mente sono lo scenario, i personaggi e le idee, più o meno originali, che lo caratterizzano. Se siete lettori abituali, saprete bene quanto sia difficile trovare gestiti questi elementi con eguale intensità, originalità e profondità.
Kit Whitfield ci riesce, sviluppando una storia in cui è difficile decidere se le cose migliori le abbia fatte con la costruzione del mondo, con il ritratto che offre dei personaggi, o nello sviluppo stesso della vicenda.
In Great Waters è un romanzo di storia alternativa, con tritoni e sirene (
deepsman nella versione della Whitfield) che governano l'Europa rinascimentale mescolandosi agli uomini di terraferma.
In Great Waters è un romanzo di formazione e di rivoluzione, narrato mantenendo in primo piano la storia di un reietto e di una principessa, che superano le canoniche difficoltà di status e circostanze nel tentativo di vivere, almeno per un po', felici e contenti.
Certo, raccontato in questo modo, non è che 'sto libro sembri offrire molte attrattive, incastrato come appare tra dinamiche da favoletta e setting infantile. Invece
In Great Waters è un romanzo tecnicamente perfetto, che affronta tematiche adulte senza retorica o facili concessioni al lettore.
La storia di Henry, figlio bastardo del mare, abbandonato in spiaggia e cresciuto con un unico scopo, offre alla Whitfield la possibilità di esplorare da un lato una società aliena come quella dei
deepsmen, dall'altro quella di costruire un personaggio complesso e tridimensionale e svilupparne l'evoluzione in maniera magistrale.
Se il personaggio di Henry permette alla Whitfield di gettare le basi drammatiche del romanzo, la vicenda di Anne, figlia minore del re, solitaria ed emarginata, fornisce all'autrice un punto di vista privilegiato sulle dinamiche del potere, e aggiunge quel tocco di sentimento che bilancia la drammaticità della storia e quel tocco di ironia che, specie nell'ultimo terzo del romanzo, dona alla vicenda un ulteriore motivo d'interesse.
Temo che
In Great Waters non verrà mai tradotto in italiano (troppo particolare per trovare un mercato favorevole dalle nostre parti), ma per chi legge in lingua inglese è un romanzo assolutamente consigliato.
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Emmanuel Carrère - Limonov
Si corre il rischio, affrontando un volume come questo di
Emmanuel Carrère, di ridurre il giudizio sull'opera all'opinione che ci si crea del suo protagonista. Che si arrivi ad apprezzare, a giustificare o a condannare la vicenda umana di Limonov, a me pare che quel che davvero conta è il percorso narrativo che compie Carrère nello sviluppo di questa biografia.
Apparirà forse paradossale parlare di narrativa scrivendo a proposito di un volume biografico (quale altra ambizione se non la ricerca della verità dovrebbe avere un libro simile?), eppure il pregio maggiore di
Limonov è il taglio personale che
Emmanuel Carrère adotta per il racconto di una vita straordinaria come quella di questo russo dalle molteplici identità (poeta/emigrante/soldato/politico/delinquente, a seconda dei momenti e dei punti di vista). La storia di Limonov è la storia della Russia degli ultimi 60 anni, e del rapporto che con questa storia Carrère ha sviluppato nel corso di un'intera esistenza.
Lo scrittore francese mette in rapporto l'inestricabile mistero della personalità di Limonov con tutto ciò di apparentemente incredibile e storicamente eccezionale è avvenuto in Russia nei decenni cha hanno portato dal collasso dell'Unione sovietica all'era di Putin. Esplorare l'identità cangiante di Limonov significa interrogarsi sulla relatività di ogni posizione morale, sulla forza necessaria a mantenere coerenza e disciplina, sulle risorse che si hanno a disposizione per influire sulla realtà, per non parlare di casualità ed entropia, ospiti inattesi e indesiderati di ogni percorso esistenziale.
Ma raccontare la vita di Limonov come fa in questo volume
Emmanuel Carrère, equivale anche a trasferire la necessità di una narrativa personale su una persona
altra. Una persona la cui esistenza ci regala l'opportunità di diventare coprotagonisti di un'avventura umana il cui peso non saremmo mai stati in grado di reggere da soli. Perché in fondo quel che non riesco a togliermi dalla mente è l'idea che Carrere stia a Limonov come un Emilio Salgari sta al suo Sandokan. E che la Verità sia l'ultimo degli argomenti capaci di farci apprezzare un libro simile.
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Gabe Hudson - Caro signor presidente
Sono rimasto folgorato da
Gabe Hudson sulla via di Baghdad, grazie al suo
Appunti da un bunker lungo la Highway 8, pubblicato in italia da minimum fax nella seconda raccolta del
meglio di McSweeney. Da allora è passato un po' di tempo, ma quando sono incappato in
Caro signor presidente, volume antologico che oltre al già citato racconto raccoglie altre sette storie che hanno a che fare con la prima guerra del Golfo, non potevo certo lasciarmelo sfuggire.
Per quella che è la mia esperienza con la letteratura di guerra, o si parla di eroi o si mette in ridicolo la mentalità militare, in entrambi i casi quel che emerge solitamente è quanto brutta sia l'esperienza bellica.
Gabe Hudson non si discosta da questa dicotomia, affrontando però il tema da un punto di vista parecchio laterale, sfruttando tutte le tecniche narrative sdoganate da quel gruppo di autori assortiti riconducibili al post-moderno. E se il succo non cambia (l'alienazione che accompagna l'esperienza militare, i danni visibili o invisibili provocati dall'esperienza sul campo di battaglia, i ripensamenti e la sopraggiunta consapevolezza dell'essere pedine in un gioco di cui non si conoscono nemmeno le regole), le forma che assumono i suoi racconti sono sempre piuttosto bizzarre.
Nei suoi momenti migliori (il racconto citato sopra, insieme a
Come ho trovato la cura e
L’uomo che amava travestirsi)
Gabe Hudson mi ha ricordato una
Aimee Bender in versione maschile, capace di combinare fulminanti visioni surreali alla sentita compassione per il destino dei suoi personaggi, in altri racconti l'alchimia tra i due piani del racconto non riesce appieno, rendendo alcune delle storie presenti stucchevoli e presuntuose, nella ricerca di un virtuosismo che m'è parso fine a se stesso. Nel complesso però il volume si legge comunque volentieri, pur senza risultare così entusiasmante come invece speravo.
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