03 dicembre 2014

Zona 42 - Le copertine mancate

Questo post compare in mirror sul sito di Zona 42. Lo posto anche qui per permettere ai passanti di esprimere la loro opinione nello spazio commenti. Buona lettura! 

TreCopertineUno degli aspetti insieme pià piacevoli e complicati del lavoro editoriale necessario per realizzare i nostri volumi riguarda la scelta dell'immagine di copertina.
Quando siamo partiti con il nostro progetto abbiamo avuto subito ben chiaro che i nostri libri si sarebbero dovuti distinguere da quelli degli altri editori. Per permettere ai nostri potenziali lettori di riconoscerci nella massa di volumi disponibili in libreria abbiamo deciso di privilegiare una grafica di copertina uniforme per tutta la collana a prescindere dal titolo specifico che avremmo proposto e di allontanarci, per quanto possibile, dall'iconografia tradizionale che accompagna la letteratura di genere. Per presentare i nostri romanzi al pubblico volevamo immagini evocative che fossero coerenti al testo presentato ma che non ricalcassero in maniera didascalica un qualche aspetto del romanzo che accompagnavano. Per intenderci: niente astronavi, robottoni o eroi in posa plastica. Al posto del solito armamentario fantascientifico volevamo privilegiare una grafica che fosse più suggestiva che esplicita, in modo da incuriosire il lettore casuale piuttosto che attirare l'attenzione del tradizionale lettore di fantascienza che, immaginavamo, sarebbe già stato a conoscenza della natura del romanzo che gli stavamo proponendo grazie alla nostra presenza in rete e al passaparola degli altri frequentori del genere.

IlSoleDeiSoli Copertina betaDetto questo, le immagini le dovevamo pur scegliere, e se per Desolation Road la scelta è stata facile, che erano anni che la foto di quel binario aspettava paziente la possibilità di ilustrare il romanzo di Ian McDonald, già con Il Sole dei soli il percorso che ha portato alla grafica definitiva della copertina è stato più complesso. Il romanzo di Karl Schroeder avrebbe infatti dovuto inaugurare un ciclo e ci sembrava cosa buona e giusta caratterizzare anche in copertina l'appartenenza del romanzo all'universo di Virga.
La copertina che vedete qui a fianco rappresenta un passo del percorso che dopo modifiche e ripensamenti ci ha portato alla copertina definitiva. In quella che abbiamo poi effettivamente pubblicato abbiamo ridimensionato il riferimento a Virga, che risultava troppo ingombrante e disturbava con la sua presenza la percezione del titolo del romanzo. Abbiamo poi ruotato e pulito la fotografia, per rendere l'immagine più dinamica e quindi più consona alla stupefacente ambientazione creata da Schroeder.



Ma i problemi più interessanti (e le discussioni più accese!) ce li ha procurati Pashazade.
Il romanzo di Jon Courtenay Grimwood ha svariati motivi d'interesse: la componente fantascientifica, quella noir, un protagonista memorabile, l'ambientazione esotica. Riuscire a sintetizzare in un'unica immagine tutti questi elementi era compito sì entusiasmante ma anche piuttosto complesso. Annalisa, che ha curato il progetto grafico di tutta la collana de I libri dell'Iguana ha avuto il suo bel da fare per conciliare le spinte centrifughe delle proposte che arrivavano da noi di Zona 42. E se alla fine il risultato ci ha pienamente soddisfatto e anzi, supera le nostre pur alte aspettative, ci sembrava interessante rendere partecipi i nostri lettori di questo percorso, mostrare cosa si sono persi e spiegare le motivazioni che ci hanno portato a preferire la copertina scelta per presentare la nostra edizione di Pashazade.

Pashazade Cop 14x19 - Ashraf-1Pashazade Cop 14x19 - Ashraf-2

Le immagini che vedete qui sopra sono due tra le numerose varianti che si sono succedute lungo la strada verso Pashazade. Abbiamo fotografato un nostro amico e l'abbiamo fatto diventare il protagonista del romanzo, abbiamo aggiunto una prima versione della trascrizione in arabo del titolo e abbiamo aggiunto qualche suggestione mediorientale per contestualizzare l'immagine alla storia.
A colori o in bianco e nero, Ashraf Bey fa la sua porca figura, non trovate? Ma allora perchè escluderlo dalla copertina del romanzo di cui è indiscusso protagonista? Non è forse vero che uno sguardo come il suo ci avrebbe attirato l'attenzione di una buona fetta di pubblico che avrebbe altrimenti snobbato il nostro libro?
Ma poi, il nostro romanzo sarebbe piaciuti ai lettori e alle lettrici richiamati da quegli occhi in copertina? O non avremmo piuttosto ottenuto l'effetto contrario e allontanato quei lettori più interessati al contenuto del volume piuttosto che al contenitore?

Questi sono in rapida sintesi alcuni dei dubbi che ci ha posto questa copertina.
A questi dubbi si è accompagnata quella che, man mano che proseguivano le discussioni, è diventata una certezza: mettendo Ashraf in copertina non perdavamo forse quella coerenza grafica di cui tanto avevamo parlato prima di partire con il progetto Zona 42?

Il libro è uscito da un mese. In queste settimane abbiamo avuto modo di tastare sul campo le reazioni del nostro pubblico e siamo soddisfatti dall'aver constatato che la scelta adottata è stata accompagnata dai commenti positivi di tutti quei lettori con cui abbiamo avuto la fortuna di confrontarci.

In questi giorni stiamo iniziando a dibattere su quale sarà la copertina del nostro primo romanzo di fantascienza italiana che uscirà nei prossimi mesi. Se siamo piuttosto soddisfatti dell'aspetto dei nostri volumi, non ci dispiaceva però verificare con la platea più ampia della rete se anche voi, là fuori, condividete le nostre scelta.
Ogni opinione è benvenuta!

 …

08 ottobre 2014

Pashazade: la copertina

Ecco qui, anche nel mio blog, l'anteprima della copertina che Zona 42 ha preparato per la versione cartacea di Pashazade, di Jon Courtenay Grimwood, in uscita alla fine del mese.

Ogni commento è benvenuto!





27 settembre 2014

Dieci testi di saggistica

Provo a rianimare il blog riciclando su questa sponda uno di quegli elenchi per cui sono stato coinvolto su facebook.
Ecco quindi "l'elenco dei dieci testi di saggistica che ognuno si porta dietro nella sua esperienza di lettore". Ho partecipato volentieri a questa sorta di catena, un po' perché mi ha dato l'opportunità di scoprire titoli che non avrei mai considerato (quando vengono suggeriti da persone con cui ti pare di condividere qualche gusto lettererario e/o un qualche tipo di percorso comune, queste liste possono essere davvero interessanti), un po' perché m'ha dato modo di riguardare indietro al mio personalissimo percorso di lettore.

Sebbene io non sia un gran lettore di saggistica trovare dieci titoli non è stato poi così difficile, che i libri che seguono spiccano brillanti tra le letture che più hanno contribuito a formare la mia visione del mondo.

Ce n'è un po' per tutti i gusti: politica e musica, scienza e geografia, storia e sociologia. Per alcuni m'è capitato i parlarne in maniera un pochino più approfondita nel blog e il link porta al post di riferimento, altri sono letture precedenti alla nascita del blog stesso e quindi ciccia…

Se non li avete letti, leggeteli, che secondo me meritano. 

 
- Armi, acciaio e malattie, di Jared Diamond

Un libro fondamentale per capire come è messo il nostro pianeta e perché.

- Considera l'aragosta, di David Foster Wallace

Wallace pensa e scrive come nessun altro io abbia incontrato nell'ultimo decennio.

- Gli anarchici, di James Joll

Questo il posto in lista se l'è giocato con l'Autobiografia di Malcolm X, con la biografia del Che scritta da Jon Lee Anderson e, soprattutto, con La breve estate dell'anarchia di Hans Magnus Enzensberger. Ho scelto Gli anarchici, perché l'etica invincibile di un movimento sconfitto dalla storia è ciò che di meglio mi hanno lasciato queste letture.

- Gödel, Escher, Bach, un'eterna ghirlanda brillante, di Douglas Hofstadter

Un'esplosione di impulsi, stimoli e suggestioni. Un libro capace da solo di modificare la tua percezione della realtà.

- Guida ragionevole al frastuono più atroce, di Lester Bangs

Puoi non essere d'accordo con tutto quel che scrive, ma non puoi ignorare il rock'n'roll che suona forte tra le sue righe.

- Intelligenza e pregiudizio, di Stephen Jay Gould

Avrei potuto mettere un titolo a caso tra tutti quelli che ho letto, ho scelto questo perché forse è il suo libro più significativo. Stephen Jay Gould è scienza trasformata in parola e meraviglia.

- La leggenda dei monti naviganti, di Paolo Rumiz

Perché per me le montagne sono importanti, e a oggi questa è stata la miglior lettura per avvicinarle.

- L'anello di re Salomone, di Konrad Lorenz

Letto più di trent'anni fa, anche se non parla di gatti, è il libro migliore per avicinarsi alle bestiacce che ci circondano.

- Nel cuore della foresta, di Roger Deakin

Tante istantanee su panorami sconosciuti: boschi, foreste, alberi e legno che non ho mai visto, ma che ho sentito vicini come non mai.

- Sorvegliare e punire, di Michel Foucault

Ovvero, come siamo finiti come siamo finiti. Forse il volume più importante tra quelli presenti in questa lista.











03 settembre 2014

Visioni: Under the Skin

Under the Skin è un film eccezionale. Lo è per una serie di motivi. E non tutti hanno a che fare con la resa cinematografica della pellicola.
Per prima cosa è eccezionale che un film simile sia arrivato nei cinema. Ok, siamo ancora nella stagione estiva, e la concorrenza è quellla che è, ma non avrei scommesso un cent sulla possibilità che un film strutturato come questo di Jonathan Glazer, pur non avendo nulla di commercialmente attraente per il grande pubblico (avete presente cosa ci si aspetta, qui e ora, da un film di fantascienza, vero?), potesse arrivare nelle nostre sale.
Il merito è ovviamente di Scarlett Johansson, che presta nome, corpo e presenza scenica a un progetto che definire di nicchia è un chiaro understatement.

E Scarlett Johansson fa un lavoro eccezionale sul suo personaggio, con il suo corpo soprattutto, e con un viso e uno sguardo che forano lo schermo. Sia che il suo volto si illumini di un raro sorriso, che si interroghi silenziosa sul suo strano mestiere o che si perda nella disperazione di chi non ha nessun alternativa.

Under the Skin è un'eccezione anche nel suo essere una trasposizione cinematografica di un romanzo. Quante altre volte vi è capitato di assistere a un film che riesca a essere fedele al testo originale e al contempo decisamente superiore al suo corrispettivo cartaceo? Under the Skin (Sotto la pelle in italiano) è un romanzo di Michel Faber edito in italia senza etichette di genere, da Einaudi, una decina di anni fa. All'epoca della lettura mi sembrava l'esempio perfetto di come "il messaggio" dell'autore, insieme alla sua supponenza nel gestire temi e situazioni tipiche della letteratura di genere, potessere combinare un disastro narrativo (se volete approfondire, questo è il link alle mie note sul romanzo). Nella (ri)scrittura per il cinema di Under the Skin è stato eliminato tutto quel che di superfluo c'era nel romanzo, per concentrare l'attenzione dello spettatore sul destino unico della sua protagonista, riuscendo in questo modo a sublimarne la storia.



Under the Skin è fantascienza, ma non si preoccupa di doverlo dimostrare a ogni inquadratura. Ed è fantascienza che funziona proprio per quella qualità, tipica dei migliori esempi del genere, che consiste nel costringere il lettore a diventare parte attiva della narrazione, investendo in immaginazione per incassare in inquietudine e meraviglia.

Under the Skin è un film difficile, che appartiene idealmente a un'epoca cinematografica ormai tramontata, quella di Stalker, o dell'Uomo che cadde sulla Terra. Cinema ambizioso, alla ricerca di nuove formule espressive (o almeno di riportare sullo schermo formule espressive ormai desuete) che rischia di allontanare lo spettatore odierno per l'ambiguità voluta, la mancanza di spiegazioni e un senso di sospensione generato da una visione non immediatamente condivisa, o mediata, nella costruzione della vicenda.Non trovo molti altri esempi simili, oltre a quelli già citati, nella mia esperienza di spettatore. Piuttosto, se devo trovare una parentela ideale per l'aliena del film, mi viene in mente Sarah Canary, la protagonista dell'omonimo romanzo di Karen Joy Fowler.

Under the Skin funziona? A me la visione del film ha impressionato per la rappresentazione senza compromessi della diversità, di un'alienità intangibile ma allo stesso tempo permeabile, come in pochi altri film è dato trovare. Rivedersi negli sguardi, negli approcci, nella crescente curiosità della protagonista nei confronti dell'umanità fa quasi tenerezza, tanto più sottolineata dall'evidente indifferenza con cui viene raccolto il racconto delle nostre piccole storie, delle nostre piccole vite. Tutte storie normali, come i corpi che costellano gli spostamenti dell'aliena in giro per la Scozia. Storie come tanti piccoli semi, capaci di far crescere dubbi e curiosità e portare la protagonista all'impossibile rifiuto della sua stessa natura.

Unico punto debole del film è forse il finale, troppo facilmente speculare, che nega l'autonomia di una scelta e di un destino che la protagonista, alla fine del suo percorso, era ormai pronta ad accettare. Ma è un difetto minore in un progetto che spicca per l'attenzione al più minuto dettaglio (la camminata sbilenca della protagonista), la natura fredda e indifferente di una Scozia senza sole, le sue strade deserte e l'aria umida e poco ospitale di Glasgow.

E su tutto e tutti ancora Scarlett Johansson, che strega e cattura lo sguardo dello spettatore, per sedurlo e ingannarlo, in un gioco di reciproca fascinazione che non lascia speranze.

04 agosto 2014

Letture interrotte: Shantaram, di Gregory David Roberts

 Mumbay, Chhatrapati Shivaji Terminus - © Stefan H
Sono arrivato a leggerne più di un terzo (che sono poi 400 pagine!), ma non ne posso più.
C'è qualcuno là fuori capace di convencermi a proseguire?

Non che Shantaram non si legga agevolmente, la prosa di Gregory David Roberts è piana e sufficientemente suggestiva e la traduzione di Vincenzo Mingiardi gli rende piena giustizia, ma più vado avanti più il ritratto da supereroe (con superproblemi, come da tradizione!) del protagonista di questa autobiografia romanzata diventa insostenibile.

Passi che il buon Greg ci metta meno di due secondi da quando sbarca dall'aereo in India per diventare l'occidentale più amato di Bombay, passi che gli basti un sorriso, uno sguardo appena, per capire (e carpire!) l'umanità infinita di chiunque gli si presenti davanti e si faccia amici tutti quelli che incontra. Ma che nel giro di una settimana dal suo trasferimento nello slum ne diventi un punto di riferimento imprescindibile, che scambi rispetto e premure con gangster e poveracci (e chiunque altro, a pensarci bene…) e si intrattenga in piacevoli discussioni filosofiche con i signori del crimine della città, senza dimenticare le - oh! che romantico! - pene d'amore per la sua bella Karla, beh… mi pare giusto un filo eccessivo.

Mi aspettavo un romanzo sulla ricchezza e le contraddizioni dell'India, ero più che disposto a gustarmi anche un tocco di esotismo, ma soprattutto mi sarebbe piaciuto scorgere qualche tratto di verità, tra le pagine di questo - apparentemente - sontuoso romanzo fiume. E invece…

Per concludere posso permettermi un consiglio?
Se siete curiosi e volete esplorare il cuore di Mumbay, leggetevi piuttosto Giochi Sacri, di Vikram Chandra, che sta al romanzo di Gregory David Roberts come un Thali sta a un hamburger di McDonald's…

24 giugno 2014

Zona 42 va a Treviso


Sabato prossimo 28 giugno noi di Zona 42 saremo nei pressi di Treviso, alla libreria Lovat di Villorba, per presentare il nostro progetto.
Sarà l'occasione per presentare Desolation Road, per fare il punto sul nostro progetto editoriale e per chiacchierare di fantascienza, libri e letteratura con tutti gli appassionati.

Invitiamo tutti i lettori veneti (o di passaggio da quelle parti) a venirci a trovare, che poi magari si va a mangiare qualcosa in compagnia!

19 giugno 2014

Zona 42 e il crowdfunding

 Zona 42 e il crowdfunding Come alcuni di voi sanno Zona 42 è una realtà indipendente che titolo dopo titolo ha intenzione di conquistare un vasto pubblico e una riconoscibilità in libreria. Dall’inizio del progetto abbiamo sostenuto come il lettore e il libraio amico siano i nostri interlocutori principali, le persone che con il loro supporto possono accompagnarci per un lungo percorso.

Con questo presupposto abbiamo deciso di portare su Starteed, sito italiano di crowdfunding, il prossimo titolo in pubblicazione: Pashazade di Jon Courtenay Grimwood.
L'idea di utilizzare questo strumento di finanziamento dal basso è un banco di prova per valutare quanto le buone intenzioni da più parti espresse si possano trasformare in fatti, per rendere tangibile il passaparola della rete, utilizzando come strumento di diffusione i principali canali social.

Per questo motivo siete voi che state leggendo queste righe l’elemento fondamentale per il completamento della raccolta fondi.  
Zona 42 continua e continuerà a portare ottimi titoli in libreria, il crowdfunding deve essere uno stimolo in più per proseguire sapendo di avere a fianco persone convinte come noi.

Per il successo della raccolta è fondamentale tener presenti tre aspetti:
 - la diffusione del progetto dipende dal vostro aiuto: rilanciate il link Starteed, parlatene sul vostro blog, cliccate “mi piace”.
- la formula è “tutto o niente”: o si raggiunge la cifra indicata o non si prende nulla. Non possiamo perderci per la strada.
- i fondi vanno raccolti entro i primi di settembre, per questo motivo non esitate e partecipate immediatamente, se lo volete.

Abbiamo deciso di lanciare ora il progetto, anche se siamo a ridosso dell’estate: contiamo sul fatto che i lettori possano essere invogliati a contribuire mentre leggono gli altri nostri titoli sotto l’ombrellone.  

Questo è tutto, bando alle ciance, Pashazade vi aspetta!